4
July
2008

Ieri sera a Firenze, mentre eravamo con “Il Prossimo sono io” ad un corteo antirazzista ed altri volontari erano ad una riunione alle Piagge per organizzare una marcia per la pace a Firenze, abbiamo ricevuto una chiamata da un gruppo rom del campo abusivo dell’Olmatello, raccontando che li avevano portati in questura e poi rilasciati impedendo loro di chiamarci prima e che durante il loro fermo, nella mattina era venuta la polizia con il questore per buttare giù le baracche del campo (una ventina) in cui alloggiavano un centinaio di persone.
Così dopo aver dato l’ennesimo foglio di espulsione a vari, gli hanno raso al suolo le baracche senza neanche fargli prendere i documenti… anche perché la maggior parte della gente a quell’ora non era al campo.
Quindi siamo andati subito al campo portando delle coperte, ma quando siamo arrivati abbiamo trovato una situazione da post-terremoto. Il posto era un agglomerato di macerie circondato da una quantità di topi da far paura, immondizia dappertutto…ma prima di sventrargli le baracche a questi non gli è venuto in mente dove metterli?
Meno male c’era una parlamentare europea che era alla manifestazione antirazzista e che incavolata nera al telefono con il prefetto e il questore che si rimpallavano la responsabilità dell’atto alla fine si è portata a casa una mamma con l’unica bambina di 4 anni che anche se molto caldo, fuori con quei toponi non era il caso di lasciare.
Ad un certo punto arrivano due camionette della Polizia Municipale di Sesto, testuali parole del capo della Polizia Municipale: “portateveli tutti a casa vostra” – “se uno invade la mia proprietà privata io lo caccio a pedate” – “il Comune non ha spazzi per accogliere questa gente, il probelma è loro che hanno occupato una zona privata, quindi dove dormono stanotte non ci riguarda”…
Poi cercando luoghi che potessero ospitarli abbiamo avuto questa allucinante risposta dalla Caritas: “…che ci vuoi fare, ci sono tante persone che dormono per strada…”.
Dopo questa esperienza penso che sarebbe interessante viaggiare sempre con una telecamera e poter documentare questi scempi, visto che alla manifestazione dove eravamo prima di andare al campo, c’erano giornalisti televisivi con cameraman, che abbiamo invitato a venire con noi, ma non
sembravano particolarmente interessati e solamente 2 radio hanno passato la notizia immediatamente.
Stanotte la cosa si è conclusa alle 2 con l’accordo per il CPA Firenze sud (centro sociale okkupato) di accogliere 8 dei 18 rom sgomberati e l’impegno di una ragazza di ospitarne 10 in casa.
Stamani abbiamo telefonato al difensore civico della provincia per segnalare l’avvenuto. Chi ha risposto ha detto che il difensore civico provinciale non si occupa di queste cose… Al che - puntuale - la nostra domanda: “Se non si occupa di questo, mi perdoni, non le pare che qualsiasi altra cosa di cui si occupasse sarebbe quantomeno secondaria?”.
Lei esita e poi dice: “oggi, e ogni giorno sempre di più la gente sembra non avere più il cuore… mi dispiace…”.
La stiuazione è ogni giorno più urgente, oggi i campi rom, domani i quartieri popolari, perchè se quello che chiamano degrado si risolve così, presto la ruota girerà verso nuovi “colpevoli”.
E’ inaccettabile rimanere in silenzio davanti a tutto questo. La voce della “buona gente” si deve far sentire! CONTATTACI – info@etnie.org
Gabriele Palloni
Il Prossimo sono io
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29
June
2008

IL PRIMO indizio, il più considerevole e pertinente, è che a occuparsene sia il ministro di polizia. A Roberto Maroni non sfugge che la pressione migratoria verso Occidente e verso i Paesi della Comunità Europea sia “un fenomeno epocale”. Se è tale, perché la polizia? Il ministro aggiunge poche parole.
Svelano un’idea politica. Inaugurano una pratica di governo: “Bisogna cercare di evitare lo tsunami e convogliare la piena - che ci sarà comunque - perché non distrugga il tessuto sociale”. Ci sarà comunque. Distrugge il tessuto sociale. Convogliare la piena. Le tre formule dicono perché, per il governo, sia un affare di polizia, di galere o di “campi”.
L’immigrazione - attenzione, il ministro non discute di “ordine pubblico” né di “sicurezza” - è una minaccia per la nostra comunità, è un pericolo imminente e concretissimo per il tessuto sociale. Ci possiamo fare poco - è ragionevole tradurre - se non dare avvio a un “diritto di polizia” che consenta a uno Stato fragile, travolto da un “fenomeno epocale”, di garantirsi qualche risultato empirico con la creazione di una zona di indistinzione tra forza e diritto, tra violenza e diritti.
Definito così il problema, circoscritta l’area d’intervento, nominati gli attori, scelto il metodo, è naturale che affiori lo straniero come presenza critica. Da qui a definire il migrante “nemico” e subito dopo “criminale” il passo è breve (necessario) e il cerchio è chiuso. Ecco perché deve essere il ministro di polizia, proprio quello, a condurre il carro.
Stretta in questo paradigma la “questione immigrazione” (e non l’ordine pubblico o la sicurezza che hanno altre ragioni e coniugazioni), non deve meravigliare che si voglia prendere le impronte ai bambini rom. Non deve stupire che il ministro di polizia non comprenda nemmeno la disapprovazione e lo sconcerto dell’Unione Europea. Da Bruxelles il commissario alla giustizia rileva, severo, che “gli Stati membri dell’Unione europea non possono prendere misure di schedatura o prelievo di informazioni biometriche come impronte digitali per singoli gruppi nazionali o etnici”.
Il Viminale si sorprende. Ricorda che “la decisione di eseguire rilievi fotodattiloscopici con modalità informatiche nei riguardi di cittadini stranieri è stata presa anche sulla base del regolamento del Consiglio dell’Unione Europea, n. 380 del 18 aprile 2008, che prevede l’obbligo di rilevare le impronte digitali ai cittadini dei Paesi terzi a partire dall’età di sei anni”. Quel regolamento europeo esiste, come l’obbligo. Sfugge a Roma che quelle tecniche di riconoscimento, se adottate, devono valere per tutti e non soltanto per un’etnia. Anche per noi e non solo per loro.
Ora l’incomprensione ci rivela un fondamento culturale di questo governo e le traiettorie delle sue politiche presenti e future. Lo si può dire con le parole di Hannah Arendt: “La concezione dei diritti dell’uomo, basata sull’esistenza supposta di un essere umano come tale, cadde in rovina non appena coloro che la professavano si trovarono di fronte per la prima volta uomini che avevano perduto ogni altra qualità - tranne il puro fatto di essere umani”. Il governo fatica a riconoscere (o esclude di riconoscere) i diritti inalienabili dell’uomo a chi non si configura come “cittadino”; a chi non si iscrive nella tutela di uno Stato, di una nazione; a chi non è nato qui (e a volte anche a loro); a chi si è messo alle spalle - e definitivamente - il territorio che lo ha visto nascere e dove non vuole (o non può) più vivere.
Dunque a chi si propone - come spesso fanno i rom - con “lo statuto stabile dell’uomo in sé”. Il “puro uomo in sé” appare una configurazione insufficiente, difettosa, già empia e colpevole per una politica che sceglie il “diritto di polizia” e vuole “convogliare la piena”, quindi naturalizzare con molta parsimonia secondo una necessità esclusivamente economica e soprattutto identificare, espellere, rimpatriare lo straniero. Quel che il governo non comprende non è allora la modulazione del problema, ma il problema.
Tutto l’Occidente deve fare oggi i conti con “una massa stabilmente residente di non-cittadini, che non possono né vogliono essere né naturalizzati né rimpatriati” e i rom ne sono l’esempio per eccellenza. Li si può dire “rifugiati”, “apolidi di fatto”, “non cittadini”. La loro irriducibilità all’assimilazione li rende minacciosi ai nostri occhi, esaspera l’intolleranza, incuba reazioni xenofobe. Il governo non intravede altra soluzione che mosse da imprenditori politici della paura (dunque, più intolleranza) e l’iniziativa di un ministro di polizia (dunque, più galera) per affrontare questa crisi radicale dei princìpi dello Stato-nazione, illuminata dall’arrivo accanto a noi di “non cittadini”.
La scelta è assai discutibile. Ci procurerà molti guai e fratture con l’Unione europea. È ingiusta. Sarà soprattutto inefficace anche quando i grandi “campi”, che il “decreto sicurezza” definisce “Centri di identificazione ed espulsione”, saranno affollati.
Quanto affollati lo immagina la relazione tecnica che ha accompagnato, in Senato, il decreto (prevede i capitoli di spesa e le risorse da approntare). Si legge qualche numero che inquieta. La previsione di un reato di “ingresso illegale nel territorio dello Stato” riguarderà 49.050 immigrati clandestini. Si ipotizza che la loro detenzione media (vi potranno essere ristretti fino a 18 mesi) sarà di dieci giorni. Il costo del pasto giornaliero sarà pari a tre euro (!).
“L’onere annuo - annotano i burocrati - risulta pari a 49.050 detenuti x 10 x 3 = euro 1.471.500″. Al di là delle minuzie burocratiche, altre sono le domande. Chi controllerà questo circuito carcerario parallelo? Quali saranno le regole? Quali i diritti che vi saranno garantiti? Le impronte per i bambini rom sono soltanto l’annuncio del “vuoto di diritto” che inghiottirà decine di migliaia di “non cittadini”.
di GIUSEPPE D’AVANZO - fonte: La Repubblica
Gabriele Palloni
Il Prossimo sono io
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25
June
2008

Venerdì prossimo la postazione de “Il Prossimo Sono Io” sarà presente alla terza iniziativa di ZTL (zona temporaneamente libera) sul tema “Migrazioni e Sicurezza”:
Sarà il terzo incontro a cielo aperto sul tema della sicurezza, affrontato questa volta in relazione alla questione delle migrazioni.
L’intento è offrire un contenitore, uno spazio aperto di socialità e di discussione a tutti coloro che vivono e sentono il problema.
Questo incontro non si svolgerà’ con la dinamica frontale dei due che lo hanno preceduto, ma piuttosto come in un cantiere, in cui potranno
incontrarsi le molte associazioni che si occupano del fenomeno, alcuni accademici, e auspicabilmente gli stessi migranti.
Il carattere di questa assemblea temporanea sarà quindi spontaneistico e circolare, e gli eventuali interventi tecnici dovranno essere contenuti, per agevolare l’interazione tra le diverse realta’ presenti.
Siete tutti invitati a partecipare, per ascoltare le altrui testimonianze e condividere esperienze e saperi.
Inizieremo a presidiare la piazza dalle 19, con musica e vivande, mentre il dibattito si aprira’ ufficialmente dopo cena alle 21.
Gabriele Palloni
Il Prossimo sono io
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22
June
2008

Posizione del Centro delle Culture Nazionale
La vecchia e ricca Europa ha saccheggiato senza scrupoli le risorse naturali e la ricchezza umana di altri popoli. Abbiamo schiavizzato popoli interi, considerandoli funzionali al nostro uso, vedendoli come oggetti, trattandoli come semplici macchine da lavoro, spogliandoli della loro umanità, della loro cultura e sicuramente della loro intenzionalità e libertà.
Noi Europei non abbiamo mai chiesto il permesso a nessuno per emigrare e cercare fortuna in altri continenti. La nostra buona gente si è mescolata alle popolazioni originarie, ricevendo benefici e contribuendo ad avanzamenti sia nei luoghi di origine che nelle terre di emigrazione. Gran parte della ricchezza proveniente da questi paesi ha costituito la base del nostro successivo sviluppo e benessere.
La Direttiva Europea sui rimpatri forzati e il “Pacchetto sicurezza” disegnato in Italia sembrano essere il frutto di un pericoloso attacco di amnesia o di una conveniente lobotomia nelle menti degli attuali governanti europei e italiani.
Non dubitiamo che queste misure avranno conseguenze negative per tutti: per chi le esercita, non solo per chi le subisce.
Noi umanisti europei preferiamo una e mille volte che tra di noi rimangano i “senza documenti” e i “non identificati”, e che invece se ne vadano i “senza vergogna”. Questi ultimi sì che sono illegali, per il solo fatto di sostenere un sistema che antepone anti-valori alla vita e all’essere umano, chiudendo così il futuro a milioni di persone.
La sicurezza andrebbe secondo noi intesa come un sistema di garanzie per difendere i diritti umani: il diritto alla salute, all’educazione, al lavoro, alla casa, alla libertà di espressione. In altre parole il diritto alla vita.
La sicurezza, quella a cui aspiriamo, è uno dei principali obiettivi della politica sovrana che risponde agli interessi di ogni persona e di tutta la società in generale. Questa sicurezza comprende la pace e lo sviluppo stabile e progressivo della personalità e della società.
I regimi autoritari confondono l’orientamento della sicurezza, attribuendole al contrario lo scopo di conservare lo status quo mediante qualsiasi mezzo.
Tutto ciò si esprime chiaramente nel “pacchetto sicurezza”, varato da poco dal Governo italiano. Un insieme di provvedimenti attraverso cui si cerca di giustificare violazioni ai diritti umani, tacendo invece gli interessi in gioco dei gruppi economici e politici dominanti ed esaltando pregiudizi, xenofobia e militarismo.
Questo “pacchetto sicurezza”, che sta minando alla base i diritti civili della nostra società, assomiglia troppo alle leggi razziali varate negli anni trenta del secolo scorso dal regime fascista.
Esso prevede la possibilità di schedare senza alcun motivo cittadini italiani (abbiamo visto nei giorni scorsi la schedatura di Rom italiani (cittadini italiani a tutti gli effetti che per di più non hanno commesso alcun reato)
Insinua la possibilità di creare un diritto speciale per alcune categorie di persone (nella fattispecie gli immigrati), cosa questa assolutamente incompatibile col nostro sistema giuridico, che prevede l’uguaglianza delle persone di fronte alla legge. Inoltre, apre la porta alla violenza bruta di gruppi estremisti che hanno preso la palla al balzo, perpetrando violenze inaudite a danni di gente indifesa. Violenza che, una volta innescata, sarà molto difficile da fermare.
Per di più non si capiscono l’urgenza e la straordinarietà nel varare questo decreto, quando per contro vediamo di giorno in giorno aumentare il prezzo dei beni di prima necessità, quando la precarietà dell’impiego e l’insicurezza sul lavoro si fanno sempre più manifesti, mentre si vanno progressivamente smantellando i diritti acquisiti relativi alla salute, al lavoro, alla pensione, alla casa.
A questa situazione allarmante si aggiunge la direttiva sui rimpatri forzati che il Parlamento Europeo ha approvato 18 giugno 2008, e che consente di:
- Estendere il periodo di detenzione amministrativa per i migranti irregolari fino a 18 mesi, una prescrizione che in alcuni paesi come l’Italia appare in stridente contrasto con il dettato costituzionale (art. 13), che stabilisce limiti precisi.
- Creare regole processuali diverse per i migranti irregolari, in violazione dell’art. 24 della Costituzione italiana che sancisce il diritto di difesa, e dell’art. 6 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo che afferma per tutti gli esseri umani, compresi i migranti irregolari, il diritto ad un processo equo, la presunzione di innocenza e il diritto ad un ricorso effettivo.
- L’espulsione ed il trattenimento dei minori non accompagnati, così come delle famiglie con minori in violazione delle convenzioni internazionali che proteggono i diritti dei minori.
- Applicare un divieto di reingresso di cinque anni, per quanti abbiano subito un provvedimento di espulsione, creando così le condizione per un riprodursi incontrollabile della clandestinità.
- Aprire per la prima volta la possibilità di deportare migranti irregolari nei paesi di transito.
La strategia dei gruppi di potere economico è chiara, e riguarda tutta l’Europa. Si sta sviando l’attenzione delle persone verso falsi colpevoli, alimentando la xenofobia e il razzismo indicando in ogni straniero un potenziale criminale.
Prima hanno creato il consenso tra le persone con una massiccia campagna mediatica allo scopo di alimentare un clima di insicurezza, odio e razzismo diffusi, e ora stanno introducendo decreti e proposte di legge chiaramente anticostituzionali.
E’ evidente che in questo vortice del “tutti contro tutti” non saranno solo gli immigrati a farne le spese, ma tutta la società civile.
Il paradosso è che questi, che inneggiano alla legalità, sono gli stessi che vogliono mano d’opera a bassissimo costo, ricattabile da ogni punto di vista e senza nessuna tutela. Vogliono ancora schiavi!
Davanti a tutto questo è urgente che le istituzioni e le realtà associative prendano una posizione, denunciando e smascherando questi pericolosi giochi dei Governi europei.
Occorre ed è urgente in questo momento creare reti fra realtà che si muovono verso l’integrazione ed il dialogo fra culture, unendo le forze e superando particolarismi, in azioni permanenti che puntino a ricostruire un tessuto sociale ogni giorno più disintegrato.
Dare vita a reti di informazione alternativa che raccontino alla popolazione i fatti che avvengono sul territorio, con la collaborazione di tutti i componenti del mondo dell’informazione che non vogliono e non possono sentirsi complici, con le testimonianze di chi osserva o vive gli avvenimenti stessi, aiutati e protetti da tutte le realtà associative che hanno come obiettivo il porre fine a queste violenze ed abusi che oggi colpiscono gli immigrati ma che domani potranno colpire chiunque.
Organizzare incontri, forum, dibattiti tra tutti i cittadini d’Europa, durante i quali far conoscere ed aggiornare in forma semplice le leggi proposte e la loro applicazione nelle varie situazioni, con la collaborazione di reti di Avvocati sensibili al tema.
Tutto questo applicando la Nonviolenza attiva come metodologia d’azione, mediante iniziative potenti e partecipate che diano una concreta risposta sociale agli abusi e alle atrocità che vengono posti in atto. Perché consideriamo ogni tipo di violenza ripudiabile, e siamo certi che non si potrà porre fine alla violenza e all’oppressione mediante l’uso della violenza stessa.
Sentiamo la necessità di agire nel campo dell’istruzione ed in questo realizzare corsi, incontri, seminari al fine di stimolare e sviluppare la riflessione su uno stile di vita nuovo, capace di dare una risposta evolutiva alle situazioni quotidiane interpersonali, e che potrà far uscire l’essere umano da una situazione paradossalmente preistorica e violenta.
Ci sembra necessario approfondire lo studio e la conoscenza della diversità di costumi, di miti e quant’altro possa creare apertura e la curiosità verso “l’altro”, riconoscendo ciò che ci unisce profondamente.
Gabriele Palloni
Il Prossimo sono io
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16
June
2008

Gli immigrati sans papier che occupano la chiesa del Béguinage a Bruxelles fanno lo sciopero della fame da 38 giorni., affinché siano presi dei provvedimenti per la regolarizzazione degli immigrati senza permesso di soggiorno.
Non c’è il seguimento medico promesso dal comune.
Le autorità manderanno “forse” una delegazione… fra due settimane!
La salute di alcuni scioperanti è fortemente in pericolo.
Giorgio Schultze, portavoce europeo del nuovo umanesimo, ed una delegazione di vari paesi d’Europa (Italia, Spagna, Francia, Inghilterra, Repubblica ceca, Belgio) hanno visitato gli scioperanti questo venerdì 13 giugno 2008 per manifestare la loro solidarietà.
In allegato, c’è una proposta di lettera di protesta e di richiesta di dialogo immediato delle autorità con gli scioperanti.
La lettera è disponibile in francese ed in inglese. Cliccare QUA per il download
Basta completarla con i vostri dati, la data, il luogo e la vostra firma.
I numeri di fax sono sul documento.
Potete mandarlo anche per mail:
Mr Dewael - Ministre de l’intérieur : patrick.dewael@ifz.fgov.be
Mme Turtelboom - Ministre de la politique de migration et d’asile : min.annemie.turtelboom@ibz.fgov.be
Mr Roosemont - Directeur général de l’office des étrangers : helpdesk.dvzoe@dofi.fgov.be
Mr Van den Bulk - commisaire général au réfugiés et apatrides : cgra.info@ibz.fgov.be
Se ci informate dei vostri invii (info@etnie.org), possiamo informare gli scioperanti. .
Si può mandare anche all’ambasciata belga del vostro paese.
Potete trovare le loro coordinate sul sito:
http://www.diplomatie.be/en/addresses/abroad/websites.asp
Gabriele Palloni
Alza La Testa!
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